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per sostenere uno che cade. Pieretto si chinò avanti, quasi a non perdere la scena, con un cenno d’incoraggiamento. Rosalba ansimava, con gli occhi socchiusi.

— L’accontento? — disse a noi Poli, dubbioso. — La faccio ballare?

Quando restammo in due al tavolo. Pieretto colse il mio sguardo e ghignava. La voce della donna in oliva riempí la notte. Feci una smorfia e dissi: — Merda.

Pieretto, felice, si versò del liquore. Ne versò a me, ne prese ancora.

— Paese che vai, — dichiarò. — Non ti piacciono?

— Ho detto merda.

— Però il ragazzo non è furbo, — disse Pieretto, — con quella donna si può fare di piú.

— È una stupida, — dissi.

— Una donna innamorata è sempre stupida, — disse Pieretto. Ascoltai qualche parola del canto che guidava le coppie. Diceva di vivere vivere — prendere prendere — senza passione. Per quanto scontenti e seccati, era difficile resistere alla cadenza di quel canto. Mi chiedevo se dalla collina si sentiva la voce.

— Queste notti moderne, — disse Pieretto. — Sono vecchie come il mondo.


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