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letto fece a Linda una minaccia con la mano. Senza paltò com’era adesso, di nuovo la gobba sporgeva. Ogni tanto Lubrani gli dava una manata, e mangiammo, ridemmo e Carletto cantò di nuovo la rivista. — Pablo, ti manca la chitarra, — dicevano. Un bel momento, non so come, ci fu Lilí seduta al tavolo.

Io sapevo già tutto quanto, e bevevo da scemo. Linda mi disse che partiva l’indomani. Capivo che Linda trattava Carletto come aveva trattato anche me. Poco alla volta stetti zitto e lasciai che si sfogassero. Avevo voglia di star solo, questo sí.

Non so piú quel che dissi e che feci. Ero mezzo sbronzo e ballai con Lilí. Ballai con Linda. Venne tardi, venne quasi mattino. Quando la macchina fermò in piazza Castello, stavo già per andarmene rasente alle colonne, ma mi videro e dissero: «Pablo».

Da Lubrani la sbornia che mi era passata, ritornò. Ci toccò bere dei liquori, e Carletto saltava e gridava; eravamo seduti per terra. Girammo la luce per restare allo scuro, ma già la nebbia traspariva alle vetrate, e la neve sui tetti. Tutti sapevano che Linda era in partenza e si parlava di far festa e darle il brindisi.

Chiesi a Linda: — Non torni a dormire?

— A quest’ora?

Giravamo per la casa cercando caffè, mandarini, liquori. C’era la luce grigia grigia di quell’ora; era inutile accendere; tutti quanti avevamo una faccia slavata, da neve, e finalmente anche Carletto si fermò. Si sedette sopra un letto e mi disse: — Ci dormo.

— Vuoi lasciare Lubrani con le ragazze? — gli dissi.

— Quella Lilí. Non è cattiva.

Era mattino, avevo sonno. Lilí volle uscire; l’aspettavano i cani. Linda stava nel bagno e Lubrani faceva bollire il caffè. Dissi a Lilí di tagliar corto.

Quando fui solo in quella stanza, mi accorsi che Linda era come già in viaggio. Tanto valeva che tornassi a casa. Le chiesi attraverso la porta se usciva con me. Lei s’arrabbiò e mi disse: — Basta — . Mi sentivo la voce malferma e dicevo altre cose da quel che pensavo. Una cosa sapevo. Ero già solo, e Linda in viaggio.

Uscimmo insieme tutti quanti a mezzogiorno. Quando uscimmo dal bar. Linda disse — Sta’ buono — e mi diede la mano. — Arrivederci, — e la lasciai. Restò là con Lubrani e Carletto.

Cosí cominciarono quei sei giorni da solo. Sapevo soltanto ch’era andata a Milano. Stetti tre giorni sempre in casa o all’offi-


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