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e sulla porta. Solo Nando andava e veniva contento e sudato, portandomi fascine a bracciate per riattaccare il fuoco.

A mezzogiorno prendo da parte Vinverra e gli dico: — Stasera mi spettano quindici lire, sí o no?

C’era l’Adele sulla scala e ci guardava.

— Vedete in che stato ho la camicia, — gli faccio. — Non sono in galera. Stasera mi date il mio conto e vi cercate un macchinista. Ho già parlato con Ernesto, e adesso potete prenderlo.

Vinverra mi aveva capito e neanche fiatò.

— Prima finite il grano, eh?

— Si capisce, se voglio i miei soldi.

La tavola era preparata nella stanza del torchio. C’era soltanto tagliatelli e vino. La vecchia si scusava perché non avevano avuto tempo e le braccia mancavano.

Fame ce l’avevo anch’io e avevo sonno. Mi prendo il piatto e me ne vado a mangiare sul trave, per star solo. Poi ritorno là dentro per bere un bicchiere, e Miliota e la Pina servivano gli uomini, che parlavano poco e guardavano il piatto. I bambini facevano mucchio, e Vinverra con la cappellina in testa passeggiava a capo tavola.

Vado da me nella stanza delle mele di Gisella, e prendo le piú belle, e mordo dentro come un matto. Stasera, pensavo, me ne riempio le tasche. Poi m’incammino e giro intorno alla casa, dove il sole picchiava ma almeno non c’era nessuno. C’era una pianta di fico che cresceva sul letamaio, e mi fermo là contro, e dico: — Basta, non tocca piú a te. Piú ci pensi, piú è morta.

A tenere il fiato, si sentiva il rumore del sole come fosse un incendio. Che pianta, non ha neanche un fico, dicevo, e non fa un dito d’ombra. Cosí impari a venire in campagna. Il tuo posto è a Torino. Poi vado sull’aia e mi siedo sullo scalino della stalla, dove c’era un po’ d’ombra.

Tanto vale, mi stendo per terra e chiudo gli occhi, davanti alla Grangia. Mentre dormivo, dalla collina sentivo le voci come fossero a due passi. Ci doveva essere il vento. Chi sa se Talino l’avevano preso. Non lo prendono mica, pensavo, tutto il mondo è lo stesso.

Poi mi sveglio, e me lo vedo davanti, che gettava ombra. Era venuto a piedi scalzi fino in mezzo al battuto, e avevo sentito che


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