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volo dietro, e Talino fa un salto, e poi ride, e vediamo che è il cane.

— L’hai condotto per guardia? — gli chiedo. — Ti credi che anch’io ti faccia la guardia come fossi il tuo cane?

Talino mi fissa, camminando, come un bue, con gli occhi grossi che aveva sempre. Non si capiva se rideva o non capiva. Poi mi dice: — Io non te la faccio la guardia.

Andiamo avanti e siamo sotto gli alberi. La strada era larga, ma non passava nessuno, e veniva notte.

— Quando esce la luna?

— Ce ne vuole, — dice Talino. Poi dice: — Quella bastarda. È uscita che non l’aspettavo, e mi hanno visto correre per andare nel pozzo. Bastarda lei e sua sorella che ha parlato.

— Chi, ha parlato?

— È Gisella, che ha visto da casa uno che correva nella stoppia, e ha subito detto ch’ero io.

— Ma eri tu, o no?

— E lei, cosa faceva di notte nel fieno?

Talino parlava forte perch’era ancor chiaro, ma finí le parole guardandosi intorno come fosse già notte. — Se Gisella ha parlato, saprà lei perché, — gli dico allora, secco, — ma tu, si può sapere perché hai dato fuoco alla Grangia?

— La Grangia? — Si mise a ridere. — Perché Rico è un mangiagrilli che tutti gli ridono dietro.

— E cosa c’entrano quelli del Prato?

— Niente, — mi dice, — non c’entrano niente.


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