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In seguito, egli prova la soddisfazione d’aver ritrovato l’antica vena (con Rivelazione, La puttana contadina, La vecchia ubriaca e le altre poche poesie non rifiutate degli anni che seguono il confino) ed è probabilmente allora (nel 1938, data dell’ultima poesia del fascicolo) che raggruppa le Poesie del disamore considerandole frutto d’un periodo di crisi ormai concluso.

12. L’appendice a «Lavorare stanca».

Abbiamo compreso in questo volume, perché inseparabili dai versi che commentano, le pagine di riflessioni sulla propria esperienza poetica che P. pubblicò come Appendice all’edizione 1943 di Lavorare stanca. Si tratta di due scritti: Il mestiere di poeta (a proposito di «Lavorare stanca») e A proposito di certe poesie non ancora scritte. (Dato che il titolo del secondo scritto figura nella copia dattilografata tra parentesi, come a farne un sottotitolo parallelo a quello del primo, si potrebbe considerare Il mestiere di poeta come un titolo generale comprendente i due scritti; ma questa correzione non è autorizzata dalla nota introduttiva all’appendice, né dagli indici autografi, che confermano invece la disposizione dei titoli come sono apparsi nel volume).

Il mestiere di poeta (a proposito di «Lavorare stanca»), datato nel volume novembre 1934 (fine novembre, precisa la data sul dattiloscritto), è il testo che precede idealmente la prima parte del diario, Secretum professionale (come avverte una nota di P. nel manoscritto di quest’ultimo).

A proposito di certe poesie non ancora scritte, datato nel volume febbraio 1940 ( 6-8 febbraio, nel dattiloscritto), dichiara la fine dell’avventura di Lavorare stanca. Difatti, le poesie che P. scriverà in seguito si distaccheranno completamente dalle precedenti.

13. Le poesie dal 1940 in poi.

L’ordinamento cronologico della presente raccolta ci permette di vedere chiaramente come l’approccio a un ideale di poesia-racconto che P. persegue dal 1930 ma che dal 1936 in poi dà segni di stanchezza (nonostante alcune riuscite tra le piú formalmente perfette, fino al Carrettiere del 1939 che, nel nuovo ritmo del dodecasillabo, segna quasi un addio di P. al mondo di Lavorare stanca), nel 1940 lascia il posto a una ricerca poetica completamente diversa, sia per la struttura metrica sia per l’accentuato lirismo dei contenuti. Questo momento corrisponde a quello in cui P. riesce a concentrare la sua tensione poetica nella narrativa (1939: Il carcere e Paesi tuoi; 1940: La bella estate).

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