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re umberto al chievo 309

zione della Repubblica il suo buon sangue italiano gli diè un tuffo e lo spinse subito a offrire braccio e vita alla flotta Veneta.

Egli era nato a Firenze il 13 settembre 1832. Aveva dunque soli 16 anni quando ci conoscemmo, ed era perciò meno verde di tre o quattro, del suo nuovo amico. Perocchè a quel tempo i ragazzi, precocemente sviluppati dalla divina fiamma della patria, si sentivano già uomini fatti, raggiunto appena il tempo della pubertà.

Ci si arrolava allora magari tamburini, o mozzi, tanto di poter poi cantare col Doge decapitato:

Ero anch’io di quella schiera
Di Venezia io pur guerriero.

Ma pronti ad affrontare allegramente sugli spalti di Malghera — insieme alle pulci, alla fame, al colera — le palle croate.

Da quei giorni ad oggi sotto il ponte di Rialto, e quello a Ripetta, molta acqua salata e dolce, passò e ripassò inavvertita.... Quelle braccia che allora agitavano all’aria la bandiera dei tre colori, dovettero nuovamente offrire i polsi alle catene della schiavitù!... Ma le porte ospitali della patriottica Torino, si spalancarono a doppi battenti davanti gli emigrati di tutta Italia....

E venne la riscossa del 1859.

Simone Peruzzi era entrato come Guardia marina nell’armata navale Sarda; vi rimase fino a dopo Lissa, avendo raggiunto il grado di sottotenente di Vascello e Aiutante di Bandiera. Della sua azione durante il servizio nella flotta, nulla o ben poco possiamo dire. Anzitutto, perchè lui militava in mare, noi in terra; poi, perchè era impossibile di cavare dalla sua bocca una sola parola che alludesse ai suoi meriti personali. Era un uomo fatto così. Modesto per natura, parlava poco; forse perchè la vita del mare l’aveva abituato al silenzio.

Questo solo sappiamo, che nel 1860 si trovò sotto Ancona, e che a lui venne affidato — dopo le sue dolorose peripezie — l’Affondatore, coll’ordine di condurlo a Castellamare.

Certo, quella non fu pel buon Simone una gita, diremo così, di pia-