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re umberto al chievo 299

salto del forte di Narni, e la Medaglia d’oro al valor militare guadagnata a Custoza il 24 giugno 1866.

Promosso tenente generale, nominato primo aiutante di campo di S. M. Umberto, gli è in questa carica che si trovò al Chievo nel 1887; ed è qui che, dopo molti anni, avemmo il piacere di rivederlo.

Un po’ pigro per natura, e un po’ per la sua età avanzata, fu per l’appunto qui che lo vedemmo, vittima incruenta, delle piccole crudeltà del suo Sovrano.

Re Umberto si dilettava, per esempio, a non avvertirlo che una mezz’ora prima, quando si trattava di gite, di partenze, o di qualsivoglia altra cosa che chiedesse un po’ di preparazione...

Faccenda codesta che imbarazzava, e sconcertava grandemente il bravo generale Pasi; il quale, per alcune sue speciali e recondite esigenze, diremo così di tolètta, aveva bisogno di un po’ di tempo e di comodità... per ravviare il glorioso pappafico, o la ricca chioma; e l’uno e l’altra, secondo le circostanze, più o meno tinti d’ebano lucente. E, manco male se il capriccio di S. M. si fosse fermato qui. Ma no! il Re si divertiva a farlo in altro modo sospirare al momento di muovere verso la colazione, o verso il pranzo; e ciò specialmente quando si accorgeva che il suo primo ajutante di campo moriva, come suol dirsi, di fame!

Perocchè questi, bellissimo e forte soldato nella sua alta e maestosa figura, aveva dal canto suo la debolezza di pensare che, quando l’ora del rancio è scoccata, la cosa più semplice e più logica che si possa fare, sia quella di andare, come suol dirsi, a porre i piedi sotto la tavola!

Motivo per cui, annunciato il pranzo o la colazione, lasciati passare alcuni minuti, se vedeva che S. M. non accennava a muoversi, si permetteva di avvicinarsi, e con voce flebile, dire:

— Vostra Maestà è servita in tavola!

— Nè certo in quel momento pareva la voce tonante del comandante il quinto reggimento della Brigata Aosta, quando a Custoza, bersaglio alle granate austriache, pacato e severo comandava:

— Maggiore, allinei il battaglione! — E il battaglione si allineava come se fosse in piazza d’armi.

Qui invece ripeteva:

— Il pranzo è pronto, Maestà!

Il Re fingeva di non aver capito; e, dopo stretta la mano al terzo e quarto interlocutore dell’inevitabile circolo, passava imperterrito avanti, impegnando un’animata conversazione con un quinto.

Dicesi conversazione per modo di dire, ma meglio si direbbe monologo: perchè, altra abitudine del Re era quella di parlare sempre lui... per evitare incomode o compromettenti questioni.