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106 parte prima
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Giacomo Battaglia.

liamo più avanti, accoppiandone il nome a quello del suo illustre compagno nella morte, al nobile Carlo De Cristoforis, caduto col Battaglia a San Fermo.

Qui, del Battaglia ci limitiamo a riprodurne l’effigie, tolta da un suo busto in marmo; l’unica che ci venne fatto di trovare, esumandola dalla raccolta di ritratti de’ volontari milanesi, conservata religiosamente nel nostro Museo del Risorgimento.

Giuseppe Robecchi! — Anco lui è uno di quei milanesi, i quali, e come cittadini e come soldati, consacrarono mente e braccio al bene e alla libertà della patria. Anco lui è uno di quei milanesi, i quali, fino dal primo giorno della riscossa nazionale, e durante la sua preparazione, diedero, alla grande causa, corpo ed anima.

Così, troviamo il Robecchi a Milano sulle barricate, accanto a Luciano Manara nel 1848. Lo vediamo poi far parte dei carabinieri milanesi del Simonetta, i quali, incorporati nell’esercito
 
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Giuseppe Robecchi.
Sardo, si battono a Rivoli, a Sommacampagna, a Custoza, a Villafranca.

Riprese le ostilità nel 1849, ecco ancora Robecchi coll’armi in pugno alla difesa del Vascello a Roma. Assiste ivi alla morte di Luciano Manara e riesce a condurne a Milano le care e venerate spoglie.

Nel 1859, andò capitano nei Cacciatori delle Alpi, nelle quali file è segnalato come uno dei valorosi.

Legislatore, statista, amministratore nei consigli della sua città, prudente e saggio. Il 26 novembre 1884 è nominato senatore del Regno. Morì il 22 febbraio 1898.

Più, e meglio, di qualunque nostra