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dall’odissea di omero 65

ed ai compagni lo diedi a lisciare e raschiare, e i compagni
liscio lo fecero, ed io mi ci posi e così l’aguzzai;
presto lo presi, e la punta indurii nella brage del fuoco:
poi Io riposi ben bene nascostolo sotto lo sterco
che per la grotta quant’era, stendevasi molto ammucchiato:
quindi i compagni voli’io, che gittasser le sorti, e sortisse
chi fosse ardito con me, sollevato quel palo, sfregarlo
dentro il suo occhio, allorché fosse preso dal sonno soave.
Ecco, e sortirono quelli che avrei da me stesso prescelti:
quattro compagni, e contai me medesimo quinto con loro.

il nome d’odisseo

Ed alla sera egli venne pascendo le greggie lanute.
Tosto nell’ampia spelonca parò le sue pecore pingui,
tutte, nè alcuno lasciò forivia nel profondo recinto,
sia per un qualche suo dubbio, sia che così un nume volesse.
Poi sull’entrata egli pose il gran masso, levatoio in alto;
quindi le pecore assiso mungeva e le tremole capre,
tutto a modino, e poneva alle poppe a ciascuna il suo redo.
     Dopo ch’egli ebbe sbrigate ben bene le proprie faccende,
altri due miei m’abbrancò, e con loro imbandì la sua cena.
Proprio in quel punto, al Cictòpe mi feci da presso, e gli dissi,
ed una coppa tenea tra le mani del dolce vin nero:
“To’: bei vino, Ciclòpe, poiché tu mangiasti dell’uomo;
ch’hai da sapere qual vino era questo che il nostro vascello
dentro ascondea. Ne portai per libartelo, se intenerito
tu rimandato m’avessi; ma tu ti fai sempre più crudo!
O miserabile, e chi d’or innanzi vorrà visitarti
più, delle genti, pur tante? Non queste son opere a modo
Dissi: egli prese la coppa e d’un fiato la tracannò, oltre
modo gustando la bibita dolce e ne chiese dell’altra:
“Dammene ancora, da bravo, e il tuo nome qui subito dimmi;