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dall’iliade di omero 15

vivo l’Eàcide Pèleo, nel mezzo ai Mirmidoni, ancora,
quelli, ambedue, che, morendo, ne avremmo la pena più grande.
O per gli Argivi tu piangi e ti duoli perchè son uccisi
sugl’incavati navigli, per pena del loro trascorso?
Dimmelo: non lo nascondere: in due lo vogliamo sapere„.


il rimprovero dell’amico

     E gli dicesti gemendo tu, guerreggiatore del carro,
Patroclo: “Achille Pelide, di molto il più forte di tutti,
non adirarti: che tale dolore ha sforzato gli Achei:
chè in verità tutti quanti già erano prima i più bravi,
giacciono dentro le navi, feriti o da lungi o da presso:
è Diomede, il valente Tidide, ferito da lungi,
sono, Odisseo chiara-lancia e l’Atride, feriti da presso;
simile, Euripilo è stato ferito alla coscia, di freccia.
Penano i medici, dalle molte erbe, dattorno ai feriti,
sanano loro le piaghe; ma tu non ti lasci placare!
Oh! me non pigli, oh! non mai, questa collera che tu ti covi,
gran facimale! E chi altri di te avrà gioia, più tardi,
s’ora, o Pelide, agli Argivi lo strazio ed il danno non pari?
Senza pietà! Non tuo padre fu il guerreggiatore del carro
Pèleo, nè Teti tua madre: ma il fulgido mare ti fece:
l’alte, le aguzze scogliere ti fecero; e l’anima hai torva.
Chè se parole divine hai nel cuore, che temi e che schivi,
e se qualcuna da Giove ne intese e ti disse tua madre,
manda ora subito me, ed a me l’altro popolo insieme
dà de’ Mirmidoni, se qualche luce ne venga agli Achei.
Dammi ch’agli omeri miei io rivesta quelle armi tue; forse
rassomigliandomi a te lasceranno la mischia i Troiani,
mentre che respireranno gli Achei bellicosi, che sono
ora alle strette. E sia questo respiro pur piccolo; noi
stanchi non più, ricacciare potremo guerrieri già stanchi,
con l’ululato, alla loro città dalle navi e capanne„.