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poesia popolare eroica civile 193

Quattro ragazzi vennero, sereni,
allegri, biondi; ognuno avea sua madre,
a scuola andava ognuno. “Ah! la bestiaccia!„
dissero. Il rospo andava saltelloni
per la scabra viottola cercando
la notte e l’ombra. Ed ecco, i quattro bimbi
con una brocca a pungerlo, a picchiarlo,
a straziarlo. Sotto i colpi il rospo
schiumava, e i bimbi: “Come è mai cattivo!„
L’occhio strappato ed una zampa cionca,
cincistiato, slogato, insanguinato,
non era morto; e gli voleano i bimbi
gettare un laccio; ma scivolò via
arrancando. Incontrò la carreggiata,
vi si annicchiò fra l’erba verde e il fango.
Ed i fanciulli in estasi e in furore
s’erano certo divertiti un mondo.
— Guarda, Piero! Di’, Carlo! Ugo, dà’ retta!
prendiamo per finirlo, ora un pietrone. —
E rossi in viso empivano di strilli
la dolce sera. Intanto uno rivenne
con una grossa lastra; “Ecco trovato!„
A stento la reggea con le due mani
piccole e s’aiutava coi ginocchi.
“Ecco!„ E ristette sopra il rospo, e gli altri
a bocca aperta, senza batter ciglio,
stavano intorno con la gioia in cuore.
E quello alzò la lastra — Uno... due...
                                                                                  Quando
videro un carro che venia tirato,
là, da un asino vecchio, zoppo, stanco,
con gli ossi fuori e con la pelle rotta.
Il barroccio veniva cigolando
nei solchi delle rote, trascinato