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Pagina:Pascoli - Traduzioni e riduzioni, 1923.djvu/146

126 traduzioni e riduzioni


con la tacita Gran Vergine il sacro colle.
E di me si dirà: Dove spumeggia e va
l’Aufido, ove regnò povero d’acqua, re
12Dauno di campagnoli, egli si sublimò:

primo le melodie greche egli fece nostre
ed agli Itali diè gl’inni di Lesbo. Fa
dunque il vanto che devi, o fiera dea del canto:
16alla chioma l’allor cingimi del tuo re.

passeggiando per roma

Passeggiavo per Via Sacra e — come è mio uso —
non so che cosette rimuginavo distratto.
Piombami sopra un cotale che conoscevo di nome.
Présami in mano la mano: “Carissimo, come va ella? „
5“Ma mi contento... per ora„ rispondo, e “Stammiti bene„.
E’ mi s’accompagna, ond’io: “Vuoi nulla?„ gli faccio.
Egli: “Tu sai chi sono: un dotto Io replico: “Tanto
più mi sarai pregiato„. Ahimè! per levarlo di torno,
eccomi a correre, e poi star lì: parlare a lo schiavo
10non so che ne l’orecchio, e in tanto il sudore per tutto il
corpo mi zampillava. — Oh! te, Bolano, felice
con le tue furie! — Così pensavo io tacito, e quello
sfringuellava su tutto, le strade lodandomi e Roma.
Come non rispondevo: “Ah! vuoi scapparmi: lo vedo:
15quanto è mai che lo vedo! Ma che! t’ho preso, e ti tengo:
vengo con te dovunque or vai„. “Non fa di bisogno
che ti disturbi: da uno io vado che tu non conosci.
Abita lungi, oltre Tevere, agli orti di Cesare: è in letto„.
“Non ho nulla da fare; ho buona la gamba; ci vengo„.
20Butto l’orecchie giù, come asino, tristo nel cuore,
quando la soma è più pesante del dorso. Comincia:
“Se mi conosco io bene, non più tu di Visco e di Vario
conto farai, che di me .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .