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miscellanea 105


le bilancie di giove

          Non mai nell’ira ad uomo la molesta
          povertà ch’abbia struggicuore in sorte,
          tu rampognare, nè l’inopia mesta
                              come la morte.
          Che sue bilancie ha Giove nelle mani
          cui fa cadere vario, indifferente;
          sì d’aver oggi gran tesor, dimani
                              niente, più niente.


notte

Notte la terra coprì co’ le tenebre; in mezzo del mare
videro i marinai sbocciare la stella de l’Orsa;
videro ed Orione: e il viandante in cammino,
anche il custode de li atrii s’addormentava, e la madre
priva de’ bimbi ahi! morti, sopita ecco era nel sonno:
per la città non più latrato di cani, nè eco
più di rumore: silenzio ne ’l nereggiare de l’ombra.


l’alba

Ecco tra ’l dire e l’udire s’addormentarono entrambe.
Nè lo goderono assai quel sonnellino, chè venne,
molle di guazza, un vicino: — Or su, chè le mani de’ ladri
preda non trovano ornai: già splendono i lumi de l’alba: