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82 traduzioni e riduzioni

ghiande di leccio e di quercia buttò, con le dure corniole,
come mangime: il mangime de’ porci, che stanno nel brago.
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l’erba moly

“Non mi condurre colà, mal mio grado; qui lasciami, o divo:
ch’io lo so bene: nè tu tornerai, nè de’ propri compagni
niuno qui ricondurrai. Ma su, presto con quanti qui sono
ce ne fuggiamo. C’è tempo a schivare fors’anco il mal giorno„.
Tanto egli disse, ma io gli risposi con queste parole:
“Dunque rimani costì, tu, Eurìloco, dove ti trovi:
statti, mangiando e bevendo, alla nera, alla concava nave:
io, io ci andrò: chè ubbidisco ad un’inrecusabile forza„.
E cosí detto salii dalla nave e dal lido del mare.
Ma quando via, camminando su su per le sacre convalli,
ero per giungere al grande palagio di Circe molt’-erbe,
quivi m’avvenni ad Ermeia, che porta la verga dell’oro,
mentre movevo alla casa: ad un giovane simile egli era,
con la caluggine prima, nel gracile fior della vita:
egli mi prese la mano, ed emise la voce e mi disse:
“Dove, infelice, pur anco solingo ne vai per l’alture,
senza saper del paese? Costì, tuoi compagni, da Circe,
sono racchiusi alla foggia di porci, ne’ solidi stabbi.
O che per scioglierli qua te ne vieni? Nè tu, t’assicuro,
ritornerai: resterai anche tu, dove restano gli altri.
Ma via! chè dai malanni ti voglio cavare e salvare.
Prendi quest’erba salubre: con questa alla casa di Circe
muovi, perchè t’allontani con essa dal capo il mal giorno.
Voglio pur dirteli tutti, di Circe, i consigli di morte.
Una miscela ti farà: getterà le sue erbe nel pane;
ma nè cosí ti potrà incantare, chè l’erba salubre
ch’io ti darò, no ’l permette; e dirò tutto quanto hai da fare„.