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dall’odissea di omero 81

ch’essa incantò con dar loro fattura dell’erbe cattive.
Non si scagliarono questi sugli uomini, ch’anzi sui quattro
piedi battendo le lunghe lor code, si misero lenti.
Come d’intorno al padrone, allorchè dal convito ritorna,
cani scodinzolano (sempre buoni bocconi ha per loro)
simili intorno di questi, ma lupi fort’unghi e leoni,
scodinzolavano, ed essi tremarono avanti que’ mostri.
Stettero sul limitare della diva dai riccioli belli:
Circe s’udiva cantare di dentro con voce soave,
mentre tesseva una grande sua tela immortale: una tela
lucida, morbida, bella, di quelle che tessono in cielo.
Ecco Polite parlò tra quelli uomini, un Capo di genti,
ch’era il piú caro per me, il piú fido di tutti i compagni.
“Cari, là dentro qualcuna tessendo una grande sua tela
canta un suo canto soave: il vestibolo tutto ne suona:
diva oppur donna? compagni, affrettiamoci a dare una voce„.
Disse Polite, e la voce levavano gli altri, chiamando.

la maga

Quella di subito uscita dischiuse le lucide porte,
e li chiamava, e coloro, gli stolidi, entrarono insieme.
Unico Eurìloco addietro restò, che pensava ad inganni.
Dentro li fece venire, sedere su sedie e sgabelli:
quindi lor diede del cacio e farina e miei giallo, commisto
tutto con vino Pramnèo: mescolava poi anche nel pane
erbe maligne, perchè lor cadesse la patria dal cuore.
Dopo che loro lo porse, bevuto che l’ebbero, subito
ella battea con la verga e così li chiudea nel porcile.
Ecco che avevano il capo e la voce ed il pelo di porci,
e la figura: la mente era sana, com’era da prima.
Dunque piangendo essi furono chiusi ed a loro la maga