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a giuseppe chiarini 413

che chiudono in arsi. Ella, buon maestro, lo prevedeva e presentiva, che per certi metri il nostro desiderio sarebbe rimasto vano o quasi vano. Ahimè, tra questi è il pentametro!

Sto per concludere. La lingua italiana può avere i metri classici anch’essa, con questo che i metri cadenti in arsi le sono più difficili e meno eleganti; può averli, perchè ha anch’essa sillabe lunghe e brevi, cioè allungabili e no. Occorre certo una convenevole recitazione, la quale, non è per essere possibile a tutti, se non si fissa (e qui è l’essenziale differenza della metrica neoclassica e della volgare), se non si fissa la quantità cioè l’allungabilità delle singole sillabe. Ecco: si deve ammettere che una sillaba breve (o atona) o semilunga (quali siano le semilunghe vedremo)1 possa esser fatta lunga, per virtù dell’ictus, ché ciò è pur nelle lingue classiche:

non si deve ammettere il contrario, cioè che una lunga o tonica possa esser abbreviata. Questo è il cardine. Nella metrica neoclassica questo verso

                    s’ode a destra uno squillo di tromba,

comincia con un trocheo:

                              s’ód’a

e non con un anapesto

  1. [«Le sillabe semilunghe sono quelle fornite d'accento secondario che si può far sentire con meno o più sforzo, con più o meno forza», cioè «le sillabe metatoniche complicate (Esempi: piombare, metteva)», «le iniziali terzultime complicate, per fognamento della protonica che seguiva (Esempio: cervello», ecc. Così la 11ª e segg. delle «Regole di metrica neoclassica» nel volumetto del Sandron].