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a giuseppe chiarini 397

principali l’accento grammaticale coincidesse con l’accento ritmico. L’ho già ricordato. E poi ella diceva: — «Io sento gli ostacoli immensi da vincere per rendere accettabili agli orecchi italiani altre armonie di verso da quelle cui sono assuefatti; sento altre difficoltà grandi e non poche che dovrebbe affrontare chi volesse riprodurre più esattamente nella nostra lingua, col metodo dei tedeschi, la metrica antica; sento quanto in cotesto metodo c’è d’incerto per la quistione, non ancora definita, delle arsi principali e delle secondarie nel verso latino, quistione tanto importante per noi quanto è importante nella nostra poesia la distinzione degli accenti principali e dei secondari avvertita per il primo dallo Zambaldi: e ciò non pertanto credo che la cosa, almeno per alcuni metri, non sia impossibile, credo che sarebbe utile e bello il tentarla»1.

Da queste parole e da quelle che le seguono io mossi, caro maestro. Se questa lettera così lunga è un μέγα κακόν, bisogna pur che lei confessi che questo gran male se l’è fatto da sè. Ella crede la cosa non impossibile, e utile e bello il tentarla; e io ho tentato.

Ma qui sarebbe necessario che io discorressi dei tentativi pratici e teorici, che hanno preceduto il mio, da quelli del Carducci stesso a quelli di Vittorio da Camino2; che ragionassi specialmente del Cavallotti, dello Gnoli, del Fraccaroli, del Solerti, dello Stampini e di altri ancora. Ma.... Voglio,

  1. «I critici italiani e la metrica delle Odi Barbare». Discorso di Giuseppe Chiarini Bologna, Zanichelli, 1878, pagina CXXXVII.
  2. «La metrica comparata latina-italiana...» di Vittorio da Camino - Paravia, 1891.