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a giuseppe chiarini 385

Ritmiamo queste parole del clefta sepolto:

          Oh! non la terra pesami, oh! non la nera pietra...

basta, per carità. Meglio ignorare e sognare.

Ma perchè il sogno ci sia, occorre che ci sia la realtà: perchè ci sia l’eco, bisogna che ci sia la voce; perchè ci sia l’ombra, ci vuol la cosa. Altrimente si avrà il Pindarico «sogno d’ombra» o l’ombra del sogno, che su per giù è la medesima vanità di vanità. Occorre insomma che il nostro semiritmo sia una traduzione o vera o supposta; ma traduzione, ombra, eco, sogno di qualche cosa!

Una traduzione, o vera o supposta. Ma se è vera, il nostro spirito che non ha una voglia sola e non mangia una volta sola al giorno e nemmen due o tre, come gli uomini, ma molte volte, come i ragazzi, a ogni momento anzi, addentando il pane dopo il chicco, e lasciando il pane per la mela, e gettando mezza la mela per una fetta di polenta; il nostro spirito, dopo essersi divertito con l’ombra, vorrà la cosa; dopo avere sgranato gli occhi verso la rupe solinga donde veniva l’eco, si volgerà curioso e attento alla parte, donde vien la voce; e dopo aver sognato a lungo il ritmo indefinito, domanderà: Ma come è codesto ritmo? sentiamolo! Se poi la traduzione è supposta; quando lo spirito sia facile a supporre, il che non è di tutti; quando si presti alla vostra gentile gherminella; quando si adatti a sonnecchiare e poi a sognare, questo frugolo; la cosa potrà andare: voi lo divertirete con la vostra traduzione supposta. Ma codesto è un giuoco, e ogni bel giuoco dura poco. Vorreste far sempre così? Nè sempre nè spesso; anzi lo vorrete far molto