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A GIUSEPPE CHIARINI1


Caro maestro,

ricorda — e come no, se ne vide l’agglomerarsi tacito nella penombra, prima che uscissero in campo e al sole, e poi corse ad appoggiarle e difenderle, quando prima urtarono nella inerte e dura moltitudine degli odiatori del nuovo? — ricorda l’apparizione delle Odi Barbare?

Fu quella come il presentarsi delle turme di Messapo, l’inviolabile domator di cavalli e progenitore di Ennio. Nelle quali turme Virgilio, secondo me (ma questo lei non lo ricorda davvero!), raffigurò l’avanzarsi nel Lazio della poesia; della poesia greca che disavvezza da tempo alle armi, tornava guerriera; dell’epos Enniano; della Musa che entra pinnato gradu tra la selvatica prole di Romolo:

Ivano in ordini pari, ed il re cantavano in coro,
come, di un bianco di neve tra limpide nuvole, i cigni

  1. Da un volumetto cominciato nel 1900 col titolo «Regole e saggi di metrica neoclassica», rimasto incompiuto ed inedito presso l’editore Remo Sandron di Palermo.