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la poesia lirica in roma 119

non poteva bene velle; ora odia a dirittura; e ama sempre. Il suo cuore si spezza in questi due contrari sentimenti. All’ultimo Catullo è da lei apertamente respinto. Egli prega, implora di poter continuare a soffrire. In vano: ella si fa vedere una belva, un mostro1: non c’è speranza che in Dio. E alla divinità si rivolge il poeta, con accento tale che noi, nell’intimo dell’anima, sentiamo, come di rado ci accade, di rispettare quella religione di dei, che poteva ispirare anch’essa tanta fede e suggerire una preghiera così spirituale e ardente. Non chiede di essere riamato, chiede di guarire dalla malattia di quell’amore orribile2. Guarì in fatti. Tuttavia dopo tre anni, respingendo le profferte che l’ammaliatrice gli faceva per due amici falsi e interessati, e mandandole a dire che non contasse più sul suo amore, parla di questo amore con una pietà così accorata e con espressioni così carezzevoli, che si vede quanto egli dovesse aver sofferto e durato prima di dimenticare3.

VI.

Catullo seguì in Bithynia C. Memmio propretore. Questi era di buone lettere; schifava però le latine, sebbene dovesse avere dal grandissimo Lucrezio la dedicazione del suo Poema. Perchè Catullo andò con lui? ne era stato invitato forse con l’altro poeta de’ nuovi C. Helvio Cinna, in grazia dei comuni studi e amori? Può essere, poichè anche Memmio era poeta erotico. Ma Catullo aveva altre ragioni di

  1. Pag. 68 [LXXXV], [LX].
  2. Pag. 68 [LXXVI].
  3. Pag. 70 [XI].