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la poesia lirica in roma 95

metro iambico conservato da Festo alla parola obstinet. Fondandomi sopra basi più sicure, vedo che il saturnio si conserva nella letteratura per così dire nobile e ufficiale. In saturni era probabilmente il carmen che Livio Andronico scrisse per ordine dei pontefici nella seconda guerra punica. Me ne persuadono le parole abhorrens et inconditum che Tito Livio adopera per qualificarlo1. In saturni Naevio assalì i nobili Metelli e in saturni ebbe la minacciosa risposta. E sì che Naevio sapeva fare benissimo i versi iambici e trocaici, e sì che i Metelli che seppero fare o far fare il più perfetto e regolare dei versi saturni, il tipo anzi del genere, avrebbero potuto rispondere a versi grecanici con versi grecanici. Ma il poeta Campano preferì in questo che era come un atto pubblico, il verso del Bellum Poenicum e non quelli delle sue palliate e di altri suoi ludi2. Il suo epitafio come gli altri tre di Plauto, Pacuvio e Pompilio, credo che siano Varroniani3.

III.

Oh il buon tempo di Roma! che cosa è questa nuova ars poetica? Catone non ne era contento, non ostante che avesse egli trovato e posto in luce il grande Ennio, non ostante che anch’egli scrivesse in versi, il Carmen de moribus. In questo anzi egli esclama che «allora» non era in onore l’arte poe-

  1. Pag. 12. Livius Andronicus.
  2. Pag. 13. Naevius: nota al 5.
  3. Pag. 27-28. M. Terentius Varro.