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viii. - Le due milionàrie | 71 |
sulsàggini elle dìcono, più sono giudicate originali; e ci pàrlano dei ritmi, dei sìmboli che hanno sin nei piedi; e ci presentano le loro lìnee invereconde nei disegni e pitture, e ci raccòntano nei romanzi le avventure della loro vita! Obbròbrio!»
(La biondina, con la testa abbandonata sul bràccio e come dormiente, aveva pure un non so che di soave: la bruna, eretta con que’ chiari occhi metàllici, aveva alcunchè di crudele.)
Ma quale maligna forza mi costringe a guardarle? Esse non si accòrgono nemmeno di me: io pur le guardo: io le intervisto. Sì, le intervisto anch’io, e domando: «Quale abisso separa me da voi? Bellìssime creature, io vorrei che voi mi diceste, che voi mi dichiaraste che cosa sono per voi i titani dell’umanità: i grandi scopritori, i grandi polìtici, i grandi guerrieri, i grandi scienziati, i grandi poeti».
Mi sento rispòndere: «Cristòforo Colombo ci ha permesso le tournées in Amèrica; Stephenson ci ha permesso di viaggiare in sleeping-car; Pasteur ci ha inventato molte cose igièniche; Edison ci ha inventato le lampadine elèttriche: i