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Capìtolo viii.


LE DUE MILIONÀRIE.


La vìsita a quell’amore defunto era stata assai melancònica, come contemplare se stesso defunto.

Mi ero anche sopracaricato di letteratura, ed anche ciò era melanconico. Avevo fatto l’uomo superiore con quella pòvera Mimì: avevo detto male delle poetesse; ma riconoscevo di aver torto. Divine poetesse, api d’oro! Qualcuna di voi va corrusca e fiammante nel sole, qualche altra batte l’ala ferita. Ma almeno si sa quello che voi domandate, in fine: il paradiso!

Divine poetesse, api d’oro! come le api d’oro voi avete libato questo disgraziato uomo; e l’uno valeva l’altro! Perchè Giove padre non creò per vostra satisfazione, o api d’oro, tutto un paradiso fiorito di inesaurìbili eroi? Ma l’uomo! L’uomo è incontentàbile e senza pace.

A. Panzini. 5