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xiii. - La pupa, il prete e la guerra 129


Si parte, alfine.

Èccoci fuori della tettòia: si respira.

Ride la campagna nella gran primavera del lùglio fiammante. Cimitero, Chiesa, Battistero di Pisa, addio per l’ùltima volta.

Io ritorno ancora con lo sguardo dentro lo scompartimento: la gente è un po’ sfollata, si è messa a posto: tutti hanno i gran fogli dei giornali spiegati: Tribuna, Giornale d’Itàlia.

Tutti lèggono: anche la giovinetta legge, o almeno le sue manine tèngono il fòglio spiegato, ed io vi posso lèggere in grande queste parole: Orrìbili crudeltà bùlgare. Alcune madri videro i loro figlioletti gettati dalle finestre su le baionette dei soldati.

I grossi maschi, che vanno su e giù pel corridòio; due signori, che sono seduti nello scompartimento, tèngono anch’essi lo stesso giornale in mano: le loro pupille pàssano con indifferenza dai bimbi gettati su le baionette bùlgare, a quella femmina provocante.

Gli orrori della guerra balcanica?

Certamente gli orrori della guerra balcànica sono lontani da Pisa. Ma si vede pròprio che l’amore verso il pròssimo,

A. Panzini. 9