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108 i trionfi di eva

tenea trasognata nel suo studiolo a rammendare con sottile arte un suo guanto, un suo indumento, a togliere una macchia dalle sue vesti.

«Povera figliuola!» diceva l’effigie del babbo.

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— Mamma — disse un giorno Nadina — se questo ritratto lo pagheranno bene sai che faremo? Andremo al mare, in qualche stazione modesta e di poca spesa: anche lì dipingerò, farò degli studi dal vero. Una sposina vuole ornare il suo salotto e accolse la mia proposta di due marine. Ma più che altri è il medico che domanda per questi ragazzi un poco d’aria e di sole. E un po’ di sole, un po’ di viaggio anche per me dopo tanto inverno!

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Fu così che in quell’estate la famiglia di Nadina si recò al mare.

Si recò in una spiaggia ignota non che ai manifesti ed ai Baedekers, ma finanche alla comune geografia.