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Colui se ne era andato; ed ecco cautamente un leggiadro giovanetto si accostò a Socrate. Questo giovanetto oltre che leggiadro e ben vestito, era anche molto prudente. Il suo nome era Iscomake. Costui era innamorato di una bella giovinetta, la quale filava virtuosamente la lana nel gineceo, con le ciglia abbassate, accanto alla cara madre.

Ora Iscomake vedeva sotto le grandi ciglia abbassate modestamente della sua cara fanciulla passare un lampo delizioso che gli metteva i brividi addosso, e quel lampeggiare diceva: «Iscomake, Iscomake, sapessi come mi annoio qui, nel gineceo, a filare, soletta soletta, la lana, e come mi è faticoso oramai essere