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Il topo di biblioteca 33


— Mai più.

— Io sto molto male, dottore, — e raccontò la sua notte insonne.

— Terrori dei letterati, — disse il dottorino.

Fulai, veramente, era scienziato e non letterato: il dottorino non distingueva le due funzioni, ben distinte, di critica e di arte. Ma quel giorno non ci badò.

Il dottorino era gaio.

— Illustre professore, — disse — , c’è proprio di là nel gabinetto il professor X***. Gli racconto il suo caso, lo faccio visitare. Attenda un istante.

L’allegro dottorino non aspettò nemmeno la risposta. Piantò Fulai in anticamera.

Il professor X**** direttore della Clinica universitaria; un Padre Eterno anche lui, un uomo che conosceva per quali fessure entrano Erebus et Terror nel cervello, un uomo che addomesticava la Volontà e la Ragione, un uomo che conosceva bene il cervello come lui Fulai conosceva bene il Dugento. Due illustri, dunque, due Padri Eterni che si erano spesso salutati a distanza. Fulai non aveva mai pensato di cadere sotto la giurisdizione di quell’uomo.

Se avesse avuto volontà, Fulai sarebbe fuggito. Ma non aveva più volontà.