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96 sotto la madonnina del duomo


Dal treno saltò sul battello, e allo sbarco a Menaggio c’erano il nipote ed alcuni amici ad aspettarlo. Temevano che non arrivasse. Macchè! svelto come un giovinotto, Ambrogino era venuto. Subito in carrozza, e di lì alla sede del Comitato.

Che cosa avea detto? che cosa avea fatto Ambrogino in quella memorabile seduta?

Ah, la sua felicità non era mai stata così completa: non già perchè l’elezione era assicurata, no, ma perchè avea scoperto in se stesso delle virtù nuove che non credeva di possedere. Preso così d’improvviso, avea parlato, avea detto il suo parere su molte questioni amministrative e politiche, tanto che gli avevano detto «bravo!» anche gli avversari che erano lì nella sala. Macche repubblicani, macche monarchici, macche socialisti, macche clericali! cose vecchie. V’è un’idea buona dei socialisti? Subito in pratica. V’è un’idea buona dei clericali? E in pratica anche lei e presto: e su questo tuono avea seguitato a parlare finendo con tali preziose conclusioni: E tempo che non vi sia che un solo partito: quello che nei limiti della possibilità e della ragionevolezza faccia il bene di tutte le classi sociali. E tempo finalmente che gli uomini godano la felicità che loro è dovuta! Questa anzi era stata l’idea direttrice, se vogliam credere che ne avesse avuta una, del suo discorso e, avea scombussolati i piani degli amici e degli avversari. Questi pensieri lo accompagnarono per tutto il viaggio del ritorno nel dì seguente, come una caramella ben grossa che il bimbo si è messa in bocca e avaramente succhia per tutto il viaggio.

Ma quando fu davanti alla soglia di casa sua, vide una cosa nuova che interruppe il corso dei suoi festosi pensieri; e un’imagine lugubre volle penetrare a forza nella mente lieta di Ambrogino.