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rino ad accostarsi, come a un ideale, a questo tipo di donna delinquente. È l’uomo che così vuole per spremere dalla donna una voluttà più tormentata? è la donna che gode di questo sfacelo dell’uomo? Non so, non so. È così. Dove è più la casta porpora di cui era sparso alle donzelle il viso?

— Superata dalla nostra cipria ravissante, naturelle, rosa incarnato, lire sette la scatola.

— Ah, lei scherza! Sì, sì, io la prendo in parola, cavaliere. Guardate la moda, essa è altamente significativa. La gente crede che la moda sia cosa da poco, di cui si curano soltanto sarte e modiste. Essa è cosa molto filosofica.

— Bravo, dottore! Questo lo metta pure nel libro.

— Non vedete per via certe donne eleganti, che hanno un fare da teppista?

— Oh, dottore! Questo no! Glissons!

— E certe altre che si vedono con strani mantelli neri che sembrano quelle falene paurose che si chiamano àtropo? E certe altre che trascinano le loro carni e i loro pennacchi, che sembrano bersaglieri della morte in lussuria? E certi atteggiamenti stupefatti del volto che sembrano meditare una irrumazione? Dove è più la pubertà? Vi sono esili fanciulle quasi impuberi che ondeggiano come Ermafroditi.