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Mi accorgo che esiste fra tutta quella ménagerie una certa familiarità. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse questo matrimonio è una mésalliance.

*

Non c’è che il cane Leone che non sia idillico, anzi è insopportabile.

Tutte le volte che varco il cancelletto della villa dell’avvocato, pare che mi veda per la prima volta: mi sbarra la strada con salti tremendi e con espressioni di cattivo augurio.

È accorsa la signorina Oretta.

— Non abbia paura, signor cavaliere. Scherza. E non te l’ho detto, bestione, che il signore è nostro amico?

— Io credo, signorina, che converrà rinnovare la presentazione — dico io. — Ha una fisonomia sospetta.

— Tanto intelligente! Leone, dà subito la zampa al signore.

Ma la bestia si rifiutò.

— Guarda che caparbio!

— Ma è naturale — dice sorridendo l’avvocato. — È un cane pastore di pura razza tedesca.

— Papà, ti prego! Sai che mi fai dispiacere. Non è vero Leone che sei italiano?