Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/65


il romanzo della guerra 57

Ma e poi? Gli uomini non erano filosofi, non erano contemplatori di stelle: si sono annoiati, si annoierebbero, e perciò fanno la guerra. Le stelle! Non so qual lagrimoso consenso risorge in me, e come veri mi appaiono i versi irreali del Petrarca che andavano ripetendo l’altro giorno con Serra, quelli a Sennuccio del Bene:

or vedi insiem l’uno e l’altro polo
le stelle erranti e lor viaggio torto.

Guardando le stelle, mi sono pacificato coi Tedeschi. Nel secolo nostro, voi, brava gente, volete occupare tutto il mondo? Se Dio ve lo dà, pigliatevelo. Noi ci restringeremo. Ma l’anima sia salva!

Inghilterra e Germania! Due cugini: uno aveva le pere l’altro aveva il formaggio.

Se li potevano dividere in santa pace. Macchè! Si prendono a cannonate.

«Bambino mio — dicevo ad un bambino — perchè non vuoi essere buono?

Faccio l’elenco di tutti i vantaggi della bontà.

— Sì, è vero! Ma mi annoia.

Domando a che vale la Kultur e la Litteratur!


27 Agosto.

Il Kaiser ha telegrafato alla nuora: «Mia cara figlia, con quale magnificenza il nostro buon vecchio