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«Signora, venga qui che ho trovato un bel posto».

«Ah, mio Dio!» squillò una vocina.

Una donnina che pareva nuda, ma ridente e tremante, entrò nella latrina, e dietro a lei un ufficiale, poi un altro ufficiale, poi un terzo ufficiale.

Nuda propriamente, no; ma la pioggia cadendo su la veste di velo, color di viola, gliela aveva tutta incollata su le carni, sì che pareva di quelle figurine trasparenti che mettono nelle cartoline illustrate.

Beatus fu automaticamente scacciato dal suo rifugio. La damina si accomoda la testa scompigliata davanti alla specchiera. Tutto l’esercito è a sua disposizione. «Posso offrire acqua di colonia? sigarette? menta?» La latrina si riempie di fumo. Veramente essi, veramente ella, dicono closet: ma è lo stesso: latrina.

Ma la damina non è spaurita in mezzo all’esercito. Parla lombardo, e tiene testa all’esercito. Si sente ogni tanto il grido di difesa di lei: «mio marito».

Più che dall’assalto dell’esercito, la damina sembra atterrita dallo schianto del fulmine.