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sera presto, trovar buona la minestra di casa, ubbidire senza domandare ogni volta perchè.

Se poi fosse una donna, ricordarsi che dovendo mettere un pollo nella pentola, bisogna levare prima la vescichetta del fiele; saper cercare con la scopa negli angoli delle stanze; saper fare un rammendo. E perchè no, saper fare le torte come le suore?

Tutte cose che Scolastica faceva assai imperfettamente.

Lui, poi, nelle ore di riposo, avrebbe insegnato le lettere dell’alfabeto; si sarebbe divertito a raccontare le vecchie fole del re Mida, del buon Tobia, di Polifemo, di Bertoldo, della bella regina delle Mille e una notte. La sola cosa un po’ preoccupante era quel furore che prende i giovani, anche i più pacati, in sull’aprirsi della pubertà, per cui avviene che alcuni si lanciano come proiettili, ed è il caso di dire che dimenticano padre, madre — come dice Cristo — per quel furore. E se stanno quieti, fanno anche più compassione. Ma per questo c’è tempo da pensarci! Sì, sotto questo aspetto, l’idea di allevarsi in casa la creatura che fosse nata da Scolastica, non gli dispiaceva.