Pagina:Panzini - Il mondo è rotondo.djvu/111


— 99 —

Allora Beatus si risovvenne del rosignolo. C’era lì ancora la gabbia. Niente è più stupido che tenere un rosignolo in gabbia, ma Renatus non poteva per le sue occupazioni andare in una foresta a sentire cantare i rosignoli, e perciò teneva in gabbia il rosignolo. La canzone di quel povero bestiolino pareva far nascere un sorriso anche sui freddi volti dei benefattori dell’umanità.

«Oh, il miserabile delinquente!» disse Renatus al suo gatto Biagino. L’anno scorso, spelato, neonato, implorante pietà, lo aveva accolto in casa; e lui giocava, sbucava con la testolina di pipistrello di sotto ai mobili; e lo aveva nutrito e gli aveva dato il nome umano di Biagino! Pareva mansueto e domestico, ma ora rimasto libero e senza più legge, aveva mangiato il rosignolo. E non aveva per difesa che il suo canto! «E lei ha scritto il libro della republica, — disse Beatus a Platone, che anche lui pendeva dalle pareti con una sua barba inventata. — Un bell’affare!» «Dopo però ho scritto il libro delle leggi!», rispose la barba di Platone. «Filosofo buono a tutti gli usi!» gli disse Beatus che coi grandi uomini aveva un singolare coraggio