Pagina:Panzini - Il libro dei morti, 1893.djvu/41


— 37 —

In quello studio non ci avrebbe messo più piede per tutto l’oro del mondo: ci vedeva sempre suo babbo irrigidito da la morte, con quella luce che gli batteva su la faccia stravolta; ed il tanfo di quei libri gli ricordava il cimitero, ma un cimitero grande, che stende da per tutto il suo lezzo: e poi le stanze, i corridoi, le masserizie, ogni cosa gli destava tristezza e però non sapeva che farsi tutto il dì ed usciva per rientrare ed entrava per uscire di nuovo.

E la zia che dopo quel colpo non si sentiva più quella di prima e capiva che non avrebbe durato molto, diceva al nipote: — Va là, figliuolo, così non la può durare; prendi moglie per il tuo meglio.

Ed egli, dopo alcun tempo, finì per persuadersene e prese moglie.



Era costei una giovinetta fiorente e gaia d’una famiglia vicina, la quale conoscendo i buoni diportamenti del giovane, volentieri accondiscese a dare la figliuola in isposa.