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amico spazzacamino, e asciugatosi con un gesto violento de la mano il naso, raccolse di terra un caldanino, voltò le spalle, e dritta su i suoi zoccoli sbatacchianti e sdrucciolanti sul lubrico acciottolato, s’allontanò.

Lo spazzacamino si stirò le membra entro le sue misere vesticciuole di cotone, con un senso di freddo e di benessere. Poi si sedette su di una banchetta, lasciando penzolare le gambe su quelle poche braci che già si velavano di cenere.

— Ma ti bastano per scaldarti? —

— Altrochè — rispose, — e poi qui non piove mica — ed indicò il cornicione del casamento che sporgeva a l’infuori.

— E che fai qui? —

— O bella! aspetto che mi chiamino per pulire i camini. —

— E quanto tempo stai qui? —

— Fino a la sera. —

— E per mangiare come fai? —

— Me lo porta il mio padrone: un pentolino di brodo con del pane o una bella fetta di polenta. —