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il bacio di lesbia 171

Quale strano poeta! Egli scrisse versi con parole invereconde e non trasportabili nei nostri educati linguaggi ed egli pure elevò questo giglio in onore della purità della donna.

Scusate, signor Lodovico, — andavo dicendo fra me —, quando voi avete scritto:

La verginella è simile alla rosa
Ch’in bel giardin su la nativa spina

avete derivato da Catullo una bella ottava, ma i versi di Catullo «ut flos in saeptis secretus nascitur hortis», è un’altra musica.

Allora (come la cosa avvenisse nella primavera della mia prima vita, in una piccola scuola a gradinate, con pochi scolari, fra cui due pretini, e tre giovani donne. Una piccola scuola di letteratura in Bologna: ma sopra la cattedra, come in trono, c’era un grande maestro.

Come e perché non ricordo, ma ricordo che ci fu un giorno che la bocca del maestro si apri, e una voce, che era bronzo e oro, cantò: e pareva un Dio pagano.

Collis o Heliconei
Cultor Uraniae genus
Qui rapis teneram ad virum
Virginem...

E poi:

Cinge tempora flòribus
Suave olentis amàrici.