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Mor — 321 — Mot


Mortadella: specie di salame cotto, di gran mole e di forma ovoidale: speciale di Bologna. Deriva da mirto, lat. myrtatum. | Mortadella, chiamano in vece in Milano, oltre la mortadella bolognese, una specie di salame di fegato (salam de fideg) assai drogato e sapido.

Morte: detto specialmente di pesci, uccellagione etc., significa volgarmente in alcune regioni nostre il vero e proprio modo di cucinare, speciale ed adatto. Es. l’anguilla su lo spiedo, i calamaretti fritti, l’anitra arrosto, è la loro morte.

Morte dei conte Ugolino (far la): familiarmente e facetamente vale morir di fame, di inedia. Espressione faceta tolta dal noto tragico canto dell’inferno Dantesco.

Morte civile fr. morte civile: termine giuridico: perdita cioè dei diritti civili e politici in seguito a condanna, come deportazione, pena capitale, ergastolo a vita. Distrugge il diritto di proprietà e i legami civili del matrimonio. La morte civile fu abolita in Francia per legge del 31 maggio 1855. Dicesi presso di noi morte civile per significare l’ostracismo e l’anatema che la società, indipendentemente dalla legge, infligge a persona divenuta indegna di appartenere all’umano consorzio.

Mortificare o necrotizzare: neol. del linguaggio medico, colpire di cancrena (mors = morte, [testo greco] = morte): fr. mortification = cancrena, necrosi.

Morto un papa, se ne fa un altro!: locuzione italiana se altra mai! Dicesi per significare che è facile supplire persona con altra persona. Vero è che gli uomini si susseguono, non sempre si assomigliano.

Morva (corruzione di morbus): nome scientifico di una terribile malattia infettiva, propria de’ cavalli e degli asini, volgarmente detta cimurro (scolo nasale). Essa è dovuta ad un bacillo, speciale dei cavalli, ma che può trasmettersi agli altri animali, ed altresì all’uomo. Quando le fosse nasali non sono intaccate, la malattia prende il nomo di farcino. Malleina, è poi chiamato un mezzo diagnostico della morva, consiste in un siero che si inietta nell’animale sospetto, produce reazione febbrile se l’animale è affetto da morva.

Moscardino: dal francese muscadin così detto dal muschio (fr. musc) o da altri profumi di cui facevano uso gli eleganti. Muscadins furono detti gli eleganti al tempo del Direttorio, e sotto il nome di jeunesse dorée rappresentarono la reazione monarchica, e specialmente la reazione della mondanità, del lusso e delle eleganze contro l’ostentazione democratica e plebea del tempo precedente, cioè del governo detto del Terrore. Parlait-on sans jurer, sans fair des solecismes? on etait un muscardin. Les femmes étaient aussì appellées muscadines lorsqu’elles ne sentaient pas l’ail ou l’eau-de-vie. Ai moscardini successero al tempo del Direttorio gli incroyables per la ridicola e fatturata eleganza, indi i dandys, i fashionables, i lions, etc. Moscardino è voce divenuta persino dialettale (Romagna). V. Lion.

Moscato: più comune di «moscado», dal basso lat. muscatus, che ha sapore di muschio: aggettivo e sostantivo di note varietà di vitigno e di vino, eccellente per dolci e frutta (dessert). Il moscato di Montefiascone presso Bolsena, ha il leggendario nome di Est, Est. (V. questa voce). Il moscato di Siracusa per il vellutato e l’aroma non teme confronto con nessun vino consimile. Si produce con l’uva detta moscatella. Gareggia con i famosi moscati di Lunel, Frontignan, Setubal.

Mòscio: vizzo, floscio, non fresco, non eretto. Aggettivo usatissimo nell’Italia centrale, quanto mal noto nelle province settentrionali: registrato in ogni lessico.

Mosquito: è nome comune di alcune zanzare, veri flagellatori dei luoghi paludosi in molti paesi tropicali. Per la maggior parte appartengono al genere dei Simulium. Mosquito, lat. musca, è voce spagnuola, accolta in inglese.

Mostacciuolo: termine lombardo de’ pasticcieri: significa una pasta con droghe e zucchero, biscottata e in forma di spola.

Mot de la fin: locuzione francese registrata nei diz. d’Argot, per indicare un motto lepido, un frizzo, spesso in fino del discorso: locuzione usatissima fra noi.

Motetto: «composizione in contrapunto osservato, e con dotti artifici, destinata

A. Panzini, Supplemento ai Dizionari italiani. 21