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Fet — 181 — Fia


Feticista: V. Feticcio.

Fettuccine: diminutivo del diminutivo di fetta (dal lat. vitta = nastro?). Così chiamasi a Roma una ben nota specie di pasta in forma di tagliatelle fatta in casa con farina ed uova, che si condisce con sugo di carne, di pomodoro e cacio piccante di capra. Classica minestra italiana. Corrisponde press’a poco alle squisite tagliatelle bolognesi, se non che queste sono alquanto diversamente condite.

Feuilleton: questa parola francese, diminutivo di feuillet = foglio, non ha attecchito, come in tedesco, nella lingua italiana per significare lo scritto di vario argomento letterario o critico o il romanzo che è in fondo al giornale. Da noi vale la parola appendice (lat. appendix = aggiunta) cui fu dato questo nuovo senso. Ciò non vuol dire che qualche volta non ricorra la voce francese feuilleton. Ad ogni modo se non il nome, la cosa è di provenienza francese. Le prime appendici (ricordo le francesi perchè più direttamente influirono su noi) datano dalla fine del secolo XVIII, J. L. Geoffroy iniziò nei Débats l’appendice drammatica; A. Adam fu uno dei più celebri redattori di appendici musicali, etc. Ma le più popolari fra le appendici sono quelle de’ romanzi e sono pure le più recenti. Fra i più celebri scrittori d’appendice ricordiamo A. Dumas il vecchio, Eugenio Sue, Ponson du Terrail, Emilio Zola, etc. giacchè in Francia non è disdicevole per uno scrittore valente saggiare il giudizio del publico con l’appendice. Non che in Francia non si stampino delle goffe assurdità nelle appendici de’ giornali, ma sono assurdità loro, scritte nella loro lingua e riflettenti, sia pure in modo esagerato, la vita multiforme della loro capitale; e quel che è più, quelle loro romantiche costruzioni fondate sull’inverosimile, sono sorgente di lucro e di rinomanza in un dato genere letterario. I più solidi compratori siamo noi italiani, dove la mutua azione corruttrice della lingua, del buon gusto, del buon senso tra publico e giornale è degna di essere ancora una volta notata, ancorchè qui non sia il luogo. Un giornale italiano non stamperà di solito se non appendici forastiere. Un mio nobile amico che fu sincero e fine scrittore (pace, o Emilio De Marchi), diceva che l’ingegno italiano non potendosi esercitare in sì fatta forma di letteratura facile e amena, doveva per forza riuscire inferiore agli stranieri, e ciò non per sua colpa.

Fez: nomo del noto berretto rosso, con nappa nera, e forma di breve ditale, che è nazionale dei turchi e dei levantini, anche quando vestano all’europea. Così è detto dalla città di Fez nel Marocco, ma penso che dette calotte si fabbrichino non solo quivi, ma anche in Italia, onde è grande esportazione. Diconsi anche Tarbouch.

Fiacre: voce da assai tempo tradotta in fiacchere = vettura da piazza; e il Fanfani, che la, riprova, intitolò un suo racconto il Fiaccheraio. Oh, Padre Zappata!... Per chi desiderasse saperlo, l’origine del vocabolo è questa: un certo Sauvage, verso il 1640, stabilì le prime vetture a nolo in via S. Martino in Parigi, in una gran casa detta l’Albergo di San Fiacre, dall’imagine del santo che vi pendeva. Dall’albergo il nome passò alle vetture. E per chi dubitasse, sappia che esiste realmente un Fiacrius, eremita francese, il quale ottenne così ignota rinomanza. V. Acta Sanctorum, VI, 598, Parigi, Vit. Palmé. La parola fiacre è viva tuttora e si usa in vece di altre voci regionali: cioè a Milano brum, caleche se è vettura scoperta, a Napoli carrozzella, a Roma botte, e, se non basta, vi è anche cittadina!

Fiamma: per fuoco d’amore è bella e illustre voce nostra antica.

          L’innamorata donna iva col cielo
          le suo fiamme sfogando ad una ad una.
                                             (Tasso, Ger. Lib. VI, 103)

Talvolta però si suole dare questo nome a quelle tipiche forme di simpatia o di passione amorosa che alimenta la fantasia giovanile, specie nè’ collegi e tra persone dello stesso sesso. Non contiene senso turpe. E l’amore in istato di nebulosa nella prima giovinezza. Fiamma, la persona stessa per cui si nutre passione.

Fiamma: in marina vuol significare una lunghissima striscia a foggia di bandiera.