Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/212

Faç — 170 — Fai


Façon: speso di lavorazione e trasformazione della materia prima nell’industria specialmente del vestire: sarte, modiste. In italiano fattura. In francese la façon d’un habit, la fattura di un vestito. Sans façon, alla buona. V. questa locuzione.

Façon: per moda, uso, è frequente (V. Fashion), specie quale eufemismo per nascondere la parola falso, come è prova questo annunzio: «Colliers con carré façon Lontra guarnito Lepre Chinchillas foderato in seta». Che lingua è cotesta? domanderà il lettore. Lingua italiana dei cataloghi del commercio italiano.

Fac-simile: dal latino facere = fare e simile = cosa simile. Dicesi di imitazione copia esatta, impressa o incisa, di un breve scritto, o di un pezzo di scrittura, di una firma di alcuno, e specialmente di riputato scrittore. Dicesi anche con più largo senso di cosa o di persona simile. Fac-simile è anche in francese. La forma più italiana fassimile non sembra molto attechire.

Factotum: parola foggiata «barbaramente», nota il Tommaseo, da due vocì latine fac = fa e totum = tutto. Dicesi comunemente di chi in qualche azienda ha o si è arrogato il diritto di fare e disfare. Factotum è pure nei dizionari francesi = Sorte d’intendant qui a la confiance d’un maître de maison. Le caractére du factotum est de se donner une importance qu’il ne peut avoir natturellement. Non è improbabile che la priorità di questa parola sgarbata sia della Francia.

Faetòn: neologismo tolto dal francese Phaéton, per indicare una specie di vettura signorile, a due ruote, leggera e scoperta. Il nome è un accorciativo di Fetonte, cioè vettura simile a quella nella quale è figurato il mitologico Iddio nel condurre i cavalli del Sole.

Fai: imperativo seconda persona del verbo fare, V. Dai.

Faible: (lat. flebilis) è aggettivo sostantivato che risponde alla nostra parola debole, debolezza cioè penchant, tendresse particulière et souvent injuste — dans l’argot des bourgeois, così definisce il diz. De la Langue Verte di A. Delvan.

Faida: voce storica, di etimologia tedesca che indicò il diritto di vendetta privata presso i Longobardi (V. Muratori, Diss. I, 311; Antiq. Ital. I, pag. 282).

Faiences: vedasi mala sorte! Le terre smaltate, piatti, coppe, vasi, a vaghi disegni e perfette tinte, gloria italiana che dall’evo medio va progredendo sino a tutto il ’500 e che più specialmente eccelse nelle fabbriche di Faenza (Umbria, Marche, Romagna), portano generalmente il loro nome in francese e questo in Italia e da italiani ai quali la voce straniera sembra più garbata della nostrana faentine. Il nome francese si formò in Francia dove la fabbrica delle faentine fu istituita, conservando però il nome della città italiana.

Faille: stoffa di seta pesante, a grossa trama: questa parola francese è volgarizzata talora in faglia.

Fainéant: voce francese di non raro uso nelle terre subalpine e v’è l’esatto corrispondente in italiano: fanullone (pigraccio, svogliataccio). Anzi di sinonimi ve ne ha di molti e così di frasi: dal «dolce far niente» di classica e italica memoria, ad una viva espressione che udii in Romagna, e fu così: in un bel giorno d’agosto nel rigoglio esuberante della campagna incolta, vidi lungo una siepe di marruche sdraiati nella polvere, una schiera di giovani contadini, donne, ragazzi ravvolti in cenci: corpi sani ed atletici. Pure v’era dell’abbacinato nelle loro pupille. Chiesi che avessero e non risposero. Rinnovai la domanda: allora uno finalmente rispose con un sorriso ebete: «Abbiamo il mal della volpe!» cioè, non abbiamo voglia di far nulla.

Faire bonne mine a mauvais jeu: locuzione francese che si ode frequente, a cui rispondono in parte le nostre: «far di necessità virtù, mangiar amaro e sputar dolce» etc.: ma questo, come molti altri motti francesi, sembra aver sapore di più fine eleganza.

Faire minette: locuzione del gergo francese. V. Appendice.

Faire vite: è proprio il far presto italiano, eppure vedi esempio: «Bisognava, come al passo della Cattolica, faire vite: se no Napoleone non avrebbe avuto modo