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Ess — 163 — Est


Essere in libertà: vale familiarmente esser licenziato dal proprio ufficio, non aver lavoro. Es. lei è in libertà, cioè la mando via dal servizio.

Essere la quinta ruota del carro: vess la quinta roeuda del carr, oppure vess l’ultema roeuda del carr, locuzione efficace lombarda, usata anche nel parlare civile e buono, per dire, essere persona ultima per autorità, importanza, etc., traslato tolto dal fatto che il carro non saprebbe che farsene d’una quinta ruota.

Essere largo di bocca: familiarmente vale, esser sboccato, parlar grasso.

Essere o non essere: V. To be, or noi to be (Amleto, atto III). V. Appendice.

Essere pane e cacio: locuzione toscana che vuol dire essere in gran dimestichezza con alcuno: locuzione tolta dal fatto che il pane si combina benissimo col formaggio; dicesi anche toscanamente essere due anime in un nocciolo. Il dialetto milanese ha un’imagine crudamente realistica: essere come il c... e la camicia. Frase usata anche in altre regioni.

Essere o ridursi al lumicino: locuzione toscana che vuol dire morire, dal lumicino candela che si accende nella stanza dei morenti. Vuol dire anche come essere al verde, quasi di colui che non ha più se non il moccolo della candela, ovvero per l’affinità fra la miseria e la morte, direbbe un lepido spirito.

Essere su la breccia: è proprio del guerriero che pugna nel punto più periglioso: con senso estensivo familiare, dicesi di chi ancora, a dispetto dell’età e delle avversità, sostiene la sua battaglia e il suo ufficio, prende parte attiva alla vita sociale, nè si ritrae dal mondo e dalle vanità, vinto o stanco.

Essere sul chi vive: stare all’erta. In fr. étre sur le qui vive.

Essere un pesce fuor d’acqua: locuzione nostra familiare, e non solo in Toscana, che vuol dire trovarsi a disagio in un dato luogo e fra date persone per non conformità di indole, di vita e di pensieri.

Essere verde: dicesi talora familiarmente sottintendendo dalla bile, dalla rabbia.

Essudato: vocabolo del linguaggio medico (da ex = fuori e sudare): sostanza organica ora sierosa, ora mucosa, ora purulenta che geme e trapela al livello di una parte infiammata.

Est-est-est: letteralmente c’è, c’è. Nome dato ad un celebre vino moscato di Montefiascone. La leggenda, tutt’altro che inverosimile, narra di un certo canonico tedesco, Giovanni Fugger di Augusta, il quale si facea precedere come furiere da un suo servo perchè notasse per contrassegno est., su le osterie dove era il buon vino: Est bonurn vinum. Il servo come ebbe assaggiato cotesto moscato, al colmo dell’entusiasmo, scrisse tre volte est, e il tedesco, sopraggiungendo, tanto approvò e bevve che ne morì. Bere come un tedesco, è modo proverbiale nostro e credo di altre parti. Il fedel servo fece allora incidere la scritta:

Est est est, propter nimium est Joannes De Fuggor, dominus meus, mortuus est.

Epigrafe che sa di epigramma. Altri altrimenti ragiona dell’origine del nome est est. Vedi il Giornale di Erudizione, Firenze, 15 gennaio 1886, l’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, volume VIII, 1889, pag. 299-300 e l’opuscolo del Maineri, Est., est., est! e il Vescovo beone, Roma, 1888.

Està: nelle provincie meridionali, forma quasi costante invece di estate. Non sarà inutile avvertire che estate è nome femminile, ancorchè nell’uso spesso si consideri come maschile.

Estaminet: fr. piccolo caffè.

Estancia: lett. stanza, e nello spagnuolo dell’America meridionale r= Hacienda de campo, cioè fattoria.

Est deus in nobis: un Dio è in noi che ne agita ed infiamma. Così felicemente Ovidio, Fasti. VI, 5, parlando della natura dei poeti. Il Dio agitatore, secondo il materiale concetto mitologico, è Apollo, dio del pensiero profetico e poetico — due concotti uniti per gli antichi — e preside delle Muse.

Estensibile: così si dice nel linguaggio forense in luogo di estendibile, (dal lat. extendere), ed è voce di provenienza francese extensible. Es. «La pena è estensibile, etc. I miei saluti estensibili alla famiglia». Modo assai brutto.