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volubilità allegra, ma la giovane donna ascoltava come fossero cose estranee e lontane: la piccina aveva reclinata la testa bionda sull’esile stelo del suo collo esangue.

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Un’ora dopo il giovane scultore Taliedo correva in diretto — ben rincantucciato e accomodato — verso Genova.

La felicità della vita consiste, come tutti sanno, di diversi capitali, come la salute, i denari, il buon umore; ma consiste anche nel sapere mutare, nel cinematografo del cervello, la serie delle imagini.

Un’imagine è lugubre, per lo meno sconsolante? Sostituiamola con un film tutto da ridere.

Mentre il treno correva, lo scultore Taliedo faceva passare con vertiginosa rapidità le ultime imagini di sua moglie: «Cara, brava, buona, virtuosa, tutto quello che volete: ma è strano come con l’apparire delle virtù morali, siano scomparse le virtù corporali. Poverina, non è colpa sua, ma è troppo lunga, troppo affilata: troppe cartilagini visibili.

Lo scultore Taliedo era pienamente giustificato davanti ai suoi occhi se lasciava il lago e correva a Genova in un treno diretto.

— Mia moglie — proseguiva dal delizioso angolo ove stava rincantucciato — andrebbe bene come modello per Maria Vergine! Ma non se ne