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della via, tagliata netta, ai margini, dal verde dei campi. Il tram cominciò a salire verso i primi colli, e quando fu giunto ad un piccolo alberghetto o ristorante, quivi le rotaie finivano ed il tram si fermò.

L’alberghetto era pulito, ed aveva una bella cucina. La padrona, in bel grembiale bianco vi troneggiava fra i fornelli e le casseruole, e due minuscoli garzoncelli, in berrettino bianco, la aiutavano a sbucciare pisellini e tagliare una gran spoglia gialla e grande come luna nascente.

— Buona sera, signore — e — oh, che bella mimma — disse la padrona venendo incontro agli ospiti. — Vuol restare servito qua? o vuole invece andar di sopra, che c’è una bella terrazza? C’è pronta una minestrina di pasta battuta coi piselli che è una bontà, e dei maccheroncini che aspettano che l’acqua bolla: poi ci sono bistecche, costolette. Oh, vuole un mezzo pollastrino alla diavola? E da bere desidera vino o birra?

Anche qui non era facile decidere: ma quanto alla terrazza, sì, fu deciso: per il resto avrebbe pensato poi, ma certamente, intanto, una minestrina minuta, e ben cotta per la mimma.

— E il brodo leggero, leggero, quasi acqua, mi raccomando!

— Per questo non dubiti, Signore — disse l’ostessa.

Salì dove c’era la bella terrazza.

Essa era rossa di gerani in gran fiore e pun-