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pendenza ed alla libertà, e che sapranno essere a voi dovuto questo loro risorgimento.

Così per certo due lombardi, Menotti ed il Misley, avevano parlato al duca di Modena nel 1830 e nel 31. — Il duca era ambizioso, crudele, e di nulla curante tranne degli interessi suoi. — Esso aveva creduto scorgere nella via additatagli dai due imprudenti giovani un mezzo di allargare i suoi confini e di accrescere la propria importanza. — D’altronde, mostrandosi inclinato ai consigli di quei due, il duca era quasi certo di conoscere le trame che ordivano i liberali; e siccome la finzione non gli costava, finse, e trasse nell’agguato i nuovi suoi amici. — Ognuno conosce il risultato di quelle mene. — Menotti espiò sul patibolo il fallo di aver prestato fede ad una creatura dell’Austria; e Misley con molti altri andarono ad ingrossare le fila di quelli emigrati, a cui la Francia e l’Inghilterra furono per tanti anni larghe di ospitalità. — Ma all’avvicinarsi del 48, l’aspetto delle cose era qualche poco emendato. — Nel prender possesso delle sacre chiavi, Pio IX aveva pronunziato parole che risuonarono in tutti i cuori italiani e li scossero profondamente. Pio IX si dichiarava italiano, amico della libertà e della indipendenza di tutti i popoli, ed alieno da ogni violenza. — Ciò bastò perchè gli Italiani vedessero in lui un nuovo Messia da Dio mandato pel loro riscatto. — Vi fu chi pensò a dargli su l’Italia intera il poter temporale ch’egli esercitava sovra picciola parte di essa. — Alcuni membri del clero, chiari per ingegno e per dottrina, scrissero libri di filosofia e di politica, in cui splendeva il più puro e il più razionale liberalismo. — Il solo difetto di quei libri era il non essere scritti in modo da farsi leggere da molti. — Carlo Alberto era tuttora sul trono di Piemonte, e già da vari anni aveva manifestato l’animo suo tutto italiano e liberale. — Leopoldo regnava in Toscana, mentre Lucca era tuttora sotto il dominio del giovanetto che ivi aspettava la morte della arciduchessa Maria Luisa alla quale doveva succedere, lasciando Lucca a Leopoldo. A Napoli Ferdinando di Borbone, assorto dagli amori della famiglia, dai piaceri della tavola, e dagli scrupoli religiosi, sembrava incapace di partecipare attivamente in nessuna intrapresa, sia per coadiuvarla, sia per opporvisi, e lasciava supporre che la naturale indolenza, ed il peso degli anni avessero spento in lui quella innata crudeltà e