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lizzate e potevano altresì non esserlo, ma come benefizi già ricevuti, sicuri, impossibili a distruggersi, che stabilivano sopra salde basi quella libertà vanamente promessa dai Francesi. — Nulla si farebbe nell’alta Italia senza il consenso degli Italiani, e gli Italiani esausti di ricchezze e di sangue, che facilmente si stancano di ogni giogo, e che non conoscevano ancora altra forma di reggimento se non il giogo, accettavano volonterosi un giogo nuovo, purchè fosse loro levato il vecchio, di cui sentivano il peso e le ammaccature.

Nel rimanente d’Italia, i principi ch’erano stati cacciati dai Francesi mandavano le stesse promesse, ed ottenevano il medesimo facile successo. — In breve tutto fu combinato; e l’anno 1815, che vedeva Napoleone a sant’Elena, lasciava l’Italia nella identica condizione politica in cui trovavasi prima delle invasioni francesi. La Casa di Savoja, signora assoluta del Piemonte, del Genovesato, e dell’isola di Sardegna, il cui nome diventava quello dell’intero regno. — La Lombardia e la Venezia sotto il diretto dominio dell’imperator d’Austria, che vi teneva un arciduca col titolo di vicerè. Parma e Piacenza composte a ducato, per dare una corona alla figlia dell’imperatore d’Austria, che aveva tradito il marito quando lo tradirono la fortuna e gli alleati. — Modena e Reggio formarono un altro ducato, che fu presentato in dono ad un arciduca del ramo d’Este. — La Toscana rientrò sotto il comando de’ suoi antichi padroni, anch’essi austriaci. — Roma cessava di essere un dipartimento francese, e si ritrovava nuovamente l’ovile del sacerdote re, del successore di s. Pietro, e di tanti sovrani che nulla avevano avuto di santo. — Napoli dopo di avere barbaramente ucciso il re napoleonico, che tentava difendere il suo trono contro i Borboni, aveva tese le insanguinate sue mani alla real coppia di Ferdinando e Carolina; coppia degnissima in vero di quel lurido omaggio. — L’Italia era ridiscesa nel sepolcro. Fra tutte le promesse fatte agli Italiani dai loro antichi padroni, non una fu mantenuta. — Non so se gl’ingannati partigiani dell’Austria reclamarono e protestarono; ma suppongo il facessero sulle prime, poichè non andò guari che diventarono sospetti ed odiosi a quei principi ch’essi avevano riposti in seggio. — Dopo pochi mesi di assoluto dominio dall’una parte, e di simulata e cupa obbedienza dall’altra, ricominciarono i così detti liberali, ossia i malcontenti del francese dominio, a tramar congiure contro gli Austriaci.