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fettazione toscana del Sestini; non cade d’altra parte in quei difetti, direi, caratteristici, di banalità e di sciatteria, per cui va tristamente rinomata la prosa del Settecento. Del resto il metodo stesso, che il Boscovich crede dover seguire nella descrizione di questo suo assai, interessante viaggio, era di sua natura tale da escludere qualsiasi velleità letteraria e da contribuire, insieme coll’abito mentale di studioso di scienze esatte, a dare a queste pagine quelle doti di sobrietà, di chiarezza e di semplicità dignitosa, che ce le fan tanto gustare. ,,Io sono andato scrivendo” — ci dice a questo proposito il Boscovich — „la relazione di questa piccola parte de’ miei viaggi fatta per paesi tanto meno conosciuti, e in una maniera molto particolare, notando di mano in mano nella carrozza medesima i luoghi, per li quali, o in vicinanza de’ quali si passava, e le ore della partenza, e dell’arrivo a ciascuno... e quasi sempre la sera misi in pulito la relazione di quello apparteneva alla corrente giornata”1. Così la vivezza delle prime impressioni non aveva il tempo di dileguarsi e la memoria quello di dimenticare.

Se nel viaggio del Sestini l’addio ai turchi è dato alla peggio in... francese, in quello del Boscovich l’addio al mare informa di sè un epigramma latino, che rivela a un tempo i meriti umanistici e... galanti del nostro abate. „ Quella mattina (27 maggio) si abbandonò il mare, per non rivederlo più in tutto il viaggio. Io fui richiesto di fare in un epigramma latino un addio al mare stesso, e prima di arrivare a Kinikly, ove ci fermammo per ristorarci col cibo, lo feci in questi termini, che dal Signor Hubsch furono spiegati alla Signora in italiano:

Aequoris unda vale: ramosa cor alia, conchae,
   Anguillaeque agiles, squamigerumque pecus.
Nereides valeant: valeal cum Doride Tethys:
   Non placet illa, udis quae fluii unda comis.
Nos campi, collesque vocant, divaeque virenti
   Quae fronde, atque ornant flore nitente caput.
Non tamen has nimium mirabimur: est dea nobis
   Quae vincit cunctas vel male compia deas".2

  1. Op. cit., p. XV.
  2. Op. cit., pp. 14— 15.