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— Ah! — fece Caterina con voce sonnacchiosa, girandosi sul fianco verso di lui.

Egli si era spogliato nella saletta, entrando poi guardingamente nella camera con la speranza di stendersi sul letto senza destarla.

— Dormi?

Ma ella non dormiva più.

— Perchè hai fatto così tardi? — seguitò tastandogli una spalla.

— È appena mezzanotte.

— Non ti è accaduto nulla?

— No, dormi: anch’io ho bisogno di dormire.

Rimase supino, senza la forza di rivolgerle la schiena: un’idea lo aveva assiderato. Quella era l’ultima notte di matrimonio per lui e per Caterina, benchè nessuno dei due sapesse davvero che cosa accadrebbe l’indomani; ma una nuova angoscia più atroce di tutte le altre gli stringeva il cuore al pensiero che un altro forse, fra non molto, potesse trovarsi in quel letto al suo posto, cogli stessi diritti e senza la più piccola meraviglia, a parlare di lui, naturalmente per dargli torto. Caterina non avrebbe mai potuto approvare quella morte, e pigliando un secondo marito, come per centomila ragioni lo prendono quasi tutte le vedove giovani, gli sacrificherebbe anche il rispetto del primo.

— Con quale corsa sei ritornato?

Egli cercava di non rispondere.

— Dormi? Ma è dunque tardi? Ti abbiamo lasciato la cena.

Pareva che non volesse più riaddormentarsi.