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con un gran gesto della mano sinistra per confermare un argomento. Le ragazze sorridevano incontrando quella strana coppia.

Forse la loro più lunga passeggiata fra andata e ritorno non oltrepassava un chilometro, ma v’impiegavano un’ora e mezzo: qualche volta il «vescovo», sospeso quasi gelosamente a tutte le parole dell’altro, osava una obbiezione che faceva fermare di botto il professore.

— Ah! tu credi — ribatteva coll’aspra superiorità del dotto, cui l’invidia degli emuli contristò la vita fra l’ignara indifferenza del pubblico: — ecco....

E spessissimo invece di rispondere all’argomento oppostogli non faceva che ripetere il proprio.

Nullameno quella vita era ben dura. Ogni giorno l’ingenua confidenza del ragazzo riceveva atroci smentite: come tutti i buoni, specialmente quando sono poveri, egli aveva preso alla lettera le parole di carità, di amore, di pietà verso Dio e verso gli uomini, che sbocciavano come piccoli fiori celesti nei manuali di preghiere, o passavano con una sonorità grossolana in tutte le prediche dei parroci. La sua anima innocente aveva sperato quasi colla certezza della fede che nel seminario tutti i professori gli farebbero da padre e i compagni da fratello, mentre il vescovo alto e solenne nella dolcezza della propria autorità avrebbe vegliato su lui come un santo. Invece i professori simili a tutti gli altri maestri praticavano di mala voglia il proprio mestiere prediligendo gli scolari più servili, o dai quali potessero nelle feste attendere qualche regalo; i compagni, come quelli del suo villaggio, gareggiavano odiandosi reciprocamente e i più ricchi dominavano fra di loro, mentre egli povero, colle scar-