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CRISTO ALLA FESTA DI PURIM


Pioveva.

Nella piccola trattoria, vuota a quell’ora, i quattro giovani seduti all’ultimo tavolo in fondo, con dinanzi un fiasco di Chianti ancora intatto, parevano pensosi; uno di essi, biondo, dalla faccia pallida, che colla schiena al muro guardava per la vetriata dell’uscio sotto il portico, esclamò:

— Eccolo!

Infatti entrò un’alta figura di prete, curvo delle spalle, che traendosi tosto il cappello per scrollarne l’acqua mostrò una fronte di una dolcezza straordinaria malgrado i capelli neri, ispidi e duri, che la incorniciavano; ma così giovane non poteva essere che uno studente di teologia.

— Dunque? — domandò sedendosi famigliarmente.

— Ci siamo stati, l’attore è grande — rispose Tarlatti, il biondo, con voce sottile, passandosi spesso la mano sul capo quasi automaticamente.

— Zacconi è forse più che il migliore attore d’Italia — disse Osnaghi, il poeta: — peccato che tu non possa andare a sentirlo.

— Che importa l’attore in un’opera simile? — interruppe l’abate.