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carissimo per l’ordine scrupoloso di ogni suo atto e la specchiata onestà del carattere. Così, senza quel ricordo insanguinato, si sarebbe creduto un uomo perfettamente felice. Poi i tempi erano migliorati. L’avvenimento di Pio IX malgrado la bufera del quarantotto e i successivi rigori al ritorno del papa da Gaeta e dei Tedeschi nelle Romagne, segnavano un’epoca più blanda di governo; i patrioti cospiravano meno tenebrosamente e, scoperti, andavano in esilio, e i clericali si divertivano in tutte le guise, più fermi che mai nella fede del proprio regno; persino gli ufficiali tedeschi, una razza bellissima ed elegantissima, sarebbero sembrati amabili se la loro qualità di nemici non l’avesse vietato.

In quel torno due grandi gioie erano venute a ritemprarlo.

Quel signore lo aveva messo a capo di tutta la propria amministrazione, raddoppiandogli d’un colpo l’importanza del grado e la somma dello stipendio; Prudenza, la bella donnina dal volto ovale di madonna, dagli occhi neri, dalla bocca soave che illuminava di sorrisi tutte le sue ore casalinghe, era finalmente incinta dopo dieci anni. Quest’ultimo trionfo maritale lo fece quasi impazzire, molto più che ella stessa ne delirava. Quindi in casa non vi fu più requie; ella preparava il corredo per il bambino; egli avrebbe voluto fare altrettanto, s’informava, dirigeva, scompigliava, riordinava ogni cosa. Le vicine venivano su ad ogni ora da Prudenza per discorrerle del bambino e ridere vantandosene quasi, come se quella tarda gravidanza di una così bella donnina fosse una fortuna e un orgoglio per tutti.

Adesso, passando tutte le giornate lunga distesa sulla poltrona, ella aveva preso una vecchia per le faccenduole di casa e mandava alla trattoria per